Il Luogo

Chi entra al Nun abita venti secoli. Il progetto nasce come restauro conservativo di un monastero trecentesco nel cuore di Assisi, già un dialogo tra antico e contemporaneo. Ma sotto le fondamenta dormiva qualcosa di più antico: un tempio romano delle acque, con i suoi pilastri ancora in piedi, in silenzio, da duemila anni. La scoperta ha reso il progetto più raro, e più necessario: costruire intorno a quei secoli un luogo dove fermarsi.

Tile rooftops with cypress trees and Umbrian hills

Il Monastero

Le mura del XIII secolo segnano il confine tra la città e il Nun. Si entra da un portone nascosto. Il chiostro accoglie, i corridoi guidano. La pietra racconta ogni passaggio, ogni trasformazione, ogni scelta di chi ha vissuto qui prima di noi.

Gli Spazi Comuni

Dove un tempo si pregava, oggi ci si ferma. Le sale del Nun conservano volumi generosi, luce naturale, proporzioni che invitano alla sosta. Gli arredi contemporanei non riempiono: lasciano che sia lo spazio a parlare.

Il Giardino

Ulivi, pietra chiara, il profilo della valle. Il giardino del Nun è il punto in cui il monastero respira verso l'esterno. Uno spazio aperto e protetto allo stesso tempo, dove il paesaggio umbro entra senza chiedere permesso.

Dove la pietra abbraccia le rovine romane, architettura sacra e design contemporaneo si uniscono.

La SPA Romana e il Monastero. Oltre duemila anni di storia.

Nel 2007, durante la ristrutturazione del complesso di Santa Caterina, gli scavi hanno portato alla luce un'area monumentale in tre fasi distinte, dal II secolo a.C. alla prima metà del I secolo d.C. Un'area sacra legata al culto delle acque, un sistema di cisterne romane perfettamente conservate, e i resti dell'anfiteatro romano di Asisium. Tutto sotto il suolo del convento medievale.

La scoperta

Gli scavi iniziarono nel 2007, durante la ristrutturazione del complesso di Santa Caterina. Si ipotizzava la presenza del fronte sud-orientale dell'anfiteatro romano. Il perimetro del convento, con il suo andamento curvilineo, ricalca la pianta ellittica dell'edificio antico. Ciò che emerse andava oltre ogni previsione. Sotto al chiostro medievale fu trovata un'area monumentale romana con strutture di tre fasi distinte, un sistema idraulico complesso e i resti di un'area sacra.

La scelta: integrare, non separare

La scoperta dei reperti pose di fronte a una scelta progettuale non scontata. Il progetto del Nun, sviluppato con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Umbria, scelse una strada diversa dalla musealizzazione a distanza. I reperti furono integrati direttamente negli spazi del centro benessere.

 

I pilastri dell'anfiteatro si specchiano nelle piscine della Spa. La vasca rituale del II secolo a.C. è visibile e accessibile. Le cisterne romane, con le volte a botte originali e i pavimenti in cocciopesto, sono le sale per i trattamenti. I muri di contenimento del I secolo a.C. delimitano il corridoio d'accesso alla zona beauty, ancora leggermente inclinati verso valle per la pressione del terreno dalla collina della Rocca Minore.

Wide shot of underground Roman thermal baths (video)

Tre fasi, duemila anni

Si scende e si torna indietro. Ogni livello è un secolo, ogni muro un capitolo. Tre fasi costruttive, sovrapposte e intrecciate, che raccontano come questo luogo non abbia mai smesso di essere abitato.

Stone rooftops with bell tower and Rocca on hilltop

L'area sacra e il culto delle acque

Fine II – inizi I secolo a.C.

 

La presenza più antica è una scalinata con podio monumentale, accesso probabile a un santuario legato alla sacralità delle acque. Accanto, una vasca rituale in pietra modanata, poco profonda, progettata per contenere soltanto un velo d'acqua. Una canalizzazione collegava l'area sacra al sistema idraulico successivo. La continuità d'uso dell'acqua attraversa tutte e tre le fasi del complesso.

Le cisterne romane

I secolo a.C.

 

Nel corso del I secolo a.C. l'area fu interessata da un imponente intervento di ingegneria idraulica. Un grande muro in opera vittata, in blocchetti di calcare locale bianco e rosa, si conserva per circa cinque metri di altezza e si estende per ventidue metri, intersecandosi con un pilastro dell'anfiteatro. Il cuore di questa fase sono due grandi cisterne coperte da volta a botte in calcestruzzo romano. Le murature in laterizi sono rivestite di cocciopesto impermeabile, i pavimenti originali ancora intatti. Le cisterne erano collegate da una porta di ispezione e da un foro livellante per il passaggio dell'acqua. Oggi ospitano le stanze per i rituali del centro benessere.

L'anfiteatro romano di Asisium

Prima metà del I secolo d.C.

 

L'anfiteatro misurava circa 180 per 80 metri, con un'arena di 63 per 37,80. Un edificio di scala notevole per una città provinciale umbra. Gli scavi hanno riportato alla luce sette pilastri del primo ordine in grandi blocchi di calcare locale, posati a secco. Cinque sono stati trovati ancora in piedi, conservati a oltre cinque metri di altezza. Collegato all'anfiteatro, un cunicolo percorribile identificato dalla Soprintendenza come via tecta, il passaggio di servizio per gladiatori e belve.

Dal crollo al monastero

XIII secolo

 

Un terremoto distrusse l'anfiteatro, probabilmente quando l'edificio era già abbandonato da secoli. Sul crollo, ricalcando il perimetro dell'ellisse, si costruirono i casalini medievali e il complesso di Santa Caterina, fondato nella seconda metà del XIII secolo. Le sottofondazioni del monastero si impostano direttamente sui pilastri romani rimasti in piedi.